sabato, maggio 17, 2008

Assalto frontale a Hollywood

Hollywood Babylon it's back!

Due autori di guide turistiche e di libri sul cinema, Danforth Prince e Darwin Porter, a distanza di anni dai memorabili e scandalosi libri di Kenneth Anger hanno osato scandalizzare Hollywood con un libro che non nasconde nulla delle star.
E quando dico nulla, intendo proprio nulla.
Altro che pettegolezzi raccontati dalla cameriera, qui si parla di nudi frontali maschili.
E se il pisello di Ewan McGregor lo abbiamo visto tutti, e in diverse posizioni e grossezze, e quello di Daniel Radcliffe lo abbiamo intravisto, beh quelli di Mick Jagger (si spera, da giovane) John Malcovich e del Governatore della California ci mancano.
Quei pettegoli del Daily News ci dicono anche altro: ad esempio che Johnny Depp è soprannominato "IL MULO", e non mi riferisco al suo Q.I.
Sean Connery che posava per uno studio artistico si è sentito dire da uno studente: è il più grosso che abbia mai visto, mi fa sciogliere il carboncino!
Che se è una frase inventata, come frase da sit-com è formidabile e via con gli applausi.
E poi via via, Cary Grant avrebbe avuto una storia con il figliastro, fino a gemme incredibili come Winston Churchill che "got musical" con l'allora famosissimo attore e ballerino Ivor Novello, di cui già Kenneth Anger scrisse prodezze.
Ma si parla anche di crimini con Bette Davis accusata di omicidio del secondo marito e assolta da una giuria di fan scatenati.
Insomma, per noi amanti del gossip - vero o falso - su Hollywood c'è di che godere.
Anche se non siamo sicuri che la prosa dei due autori possa avvicinarsi alla suprema arte regalataci da Kenneth Anger.
(disponibile su amazon a 25 $ circa)

venerdì, maggio 16, 2008

Solondz narratore di storie

Storytelling di Todd Solondz (2001)

Solondz non ha paura di scrivere storie poco indulgenti (con i suoi personaggi e con il mercato).
Come Van Sant, Solondz non giudica gli adolescenti che racconta, ma rispetto alla empatia e all'umanità di Van Sant, gli adolescenti di Solondz, le famiglie di Solondz sono illuminate con un sarcasmo trapuntato di cinismo, senza cedimenti e concessioni. Gioca in difesa Solondz, contro quella merda che è la vita.

Il politicamente corretto è di intralcio ad una sceneggiatura e Solondz lo tira via.
Ma non come quelli che usano la scorrettezza politica per nascondere disprezzo e odio. Solondz non perde tempo a giudicare. Cala le figurine dei suoi mostri, e hanno i volti di grandi e piccini.
Tipo che c'è questo bambino in Storytelling che è la saccente, intelligente, senza scrupoli, futura classe dirigente: stronzo dentro, sarà stronzo tutta la vita. E lui lo sa. E lui ne è fiero. Subdolo e manipolatore, la generazione di domani è già pronta oggi. A meno che domestica, quella poveraccia che considera una serva, e che ha umiliato e fatto licenziare, non torni a vendicarsi. In due poche frasi di questo piccolo mostro, la sintesi del capitalismo.
E il fratello biondino, football e ragazze, stupidità sottovuoto che fa continuamente battute sui finocchi - cioè non ho problemi coi gay, ma io sono a posto - e l'altro fratello sempre fumato, Scooby, che tutti vogliono tenere sulla retta via della democratica istruzione, e lui vorrebbe solo essere un ospite dei talk show, cioè, tipo, essere famoso o qualcosa del genere. Ma non troppo famoso, un po' famoso. E sdraiato sul letto mentre è in trip si fa spompinare dall'amico gay.
E John Goodman, la media borghesia in camicia bianca e praticità, 150 chili di padre. I veri mostri sono dentro casa.
E Paul Giamatti (un rimando al solitario segaiolo Philip Seymour Hoffman di Happiness?) che gira il solito documentario sugli adolescenti senza provare il minimo interesse per loro.
"Non fiction" si chiama questa seconda parte del film ed è amaro sarcasmo che cola.
E nella prima, splendida, parte, "fiction", uno stupro vero diviene racconto banale e la realtà soccombe di fronte alla letteratura. Lezione di cinema, che si fa beffe del buonismo in letteratura come nella vita. Fuck me, nigger! Fuck me hard!

La stupefacente magnificenza di Solondz è che l'asciuttezza, l'assenza di retorica, le precise inquadrature, la misura, che allontana ogni enfasi, non concedono spazi alla pancia dello spettatore, se non a visione ultimata, coi vestiti appiccicati di stordimento e impotenza. Ma se l'infelicità di Happiness non lasciava appigli, forse questa nuova storia da raccontare, apre ad un po' di speranza per Scooby. Non per la sua famiglia (già) morta.

martedì, maggio 13, 2008

Tris di primi

Cannes 2008 - Evento

Léos Carax, Michel Gondry e Bong Joon Ho dirigono Tokyo!



lunedì, maggio 12, 2008

Center Stage: l'amore per il Cinema di Stanley Kwan

Yuen Ling-yuk (Center Stage) - di Stanley Kwan (1992)

Quando si parla di nouvelle vague cinese a proposito di Stanley Kwan viene subito in mente questo capolavoro assoluto del cinema orientale.
Un film che toglie letteralmente il fiato, smettiamo di respirare fino al cut.
Tante, troppe cose da dire su questa pellicola che varrebbe la pena tacere, e godere dello stordimento della visione.
Biopic certamente, gli ultimi anni di vita della più popolare e famosa attrice cinese degli anni '30 Ruan Ling-yu (Yuen Ling-yuk è il nome in cantonese) morta suicida a 26 anni per la pressione della stampa sulla sua storia d'amore con un uomo sposato.
Film-nostalgia, il rimpianto per il grande cinema cinese degli anni '30, i grandi registi dell'epoca, il glamour di Shangai, e quei costumi, e le scenografie e la fotografia e le attrici, icone inarrivabili di seduzione irresistibile, facessero le suore o le puttane, le operaie rivoluzionarie o le annoiate donne borghesi.
Film di donne (Ruan e le sue colleghe, Ruan e sua madre), per un regista che ha messo molto di Cukor in sè e nei suoi film. E quando vediamo una scena da un set in cui un regista mostra a Ruan come deve recitare una scena, viene in mente il Cukor perfetto imitatore di Marilyn assente sul set dell'incompiuto Something's Got to Give. Marilyn che si uccise.
Intreccio tra cinema e vita, finzione e realtà, attori e caratteri, vero e falso, dentro e fuori scena. L'inquadratura si allarga e scopre il set, Maggie stai respirando, facciamone un'altra.
Inserti quasi godardiani, si inseriscono nello script i dialoghi di Kwan con gli attori, le interviste alle star dell'epoca, i fuori scena, i fuori campo, gli inserti originali dei film girati al tempo dall'attrice, inquadrature provate e discusse e magicamente riprodotte un istante dopo, pianti che arrivano dopo tre ciak e capaci di commuovere, partire da una sbiadita fotografia in bianco e nero e darle vita, messa in scena grazie alla magia del cinema.
E la vita diviene arte e l'arte si nutre della vita, prosciugandola.
Un cinema che dà tanto e ti chiede tutto, l'occhio della macchina da presa che ti ruba la vita mentre ti dona la fama.
Ruan, eroina da melodramma, che gioca a fare la Dietrich avendone la forza ma non l'ironia, sfruttata dagli uomini (amanti e registi), decisi ad ottenere da lei stille di amore e lacrime, uno sguardo da stampare, si uccide per amore, fissando(si) immortale in un indimenticabile fotogramma sgranato.
Straordinario il lavoro di Kwan sulla fotografia, sulle inquadrature che strappano commozione pur rompendo l'incantesimo con tagli e ciak rifatti, e stop e si rigira. Nessuna leccatura, come abbiamo letto da qualche parte, nessuna maniera. Solo la forza del Cinema, il coraggio di tenere l'inquadratura al limite.
Inno alla magia del Cinema capace di commuoverci e stupirci anche conoscendo tutto il meccanismo.
Film-rimpianto, dove lo sguardo queer è per l'amore identificativo per (con) una donna indipendente, libera e volitiva, fragile e decisa, infelice e sofferente, che mostra il fake smile all'obiettivo della vita, che voleva solo essere se stessa, laddove, al cinema, come nella vita si condannati spesso ad essere qualcun altro.
Maggie Cheung dona tutta se stessa al film e si immola per noi. Inarrivabile.

La versione che abbiamo visto è un director's cut di 147 minuti. Ne esistono in circolazione anche altre versioni, più brevi.

giovedì, maggio 08, 2008

Politica spicciola

A tempo di record, sfornato il nuovo esecutivo, Berlusconi IV.
Il premier aveva già in tasca la lista dei componenti del Governo.

Visto che era già tutto deciso, per non uscire subito dal Quirinale, Berlusconi, Napolitano Letta e Marra (Segretario generale della Presidenza), hanno giocato a scopone scientifico per un'oretta. Lo scopone scientifico è stata l'unica concessione al Sud che il premier si è permesso, salvo quella tradizionale del bauscia che canta le canzoni in dialetto napoletano ma con terribile accento brianzolo.

Fini ha saputo la notizia dei nuovi Ministri dal telegiornale.


Tra i nuovi ingressi ministeriali si segnala quello di Mara Carfagna, potere della fica, cui il premier, si sa, non è insensibile. Avremmo maggiormente gradito Mara Venier, che avrebbe così anche soddisfatto le richieste di Ministri veneti da parte della Lega.
Ma ha vinto il merito, perchè la Carfagna non è solo bella, e avrebbe meritato un Ministero più importante.


La signora Carfagna, passato televisivo e presente politico, sarà alle pari opportunità, un Dicastero importante dal quale noi minoranze ci aspettiamo molto.
Ricordiamo del resto tutti la sua dichiarazione sugli omosessuali: "non vedo perchè lo Stato debba tutelarli, sono costituzionalmente sterili".

A soreta, cara Mara.

Intanto il neo sindaco di Roma, Gianni Alemanno, in attesa di patrocinare i nuovi giochi littori e il ritrovato cinema autarchico, dichiara che il Gay Pride è una manifestazione di esibizionismo sessuale e siccome a Roma si terrà (forse) il 7 giugno, si vedrà "di organizzare una formula che non offenda nessuno".
Una soluzione ventilata è stata quella di concedere un palazzetto dello sport, chiuso, nel quale i froci, al tramonto, fuori dalla fascia protetta, possano entrare e "fare un po' quello che je pare". Poi però, zozzoni, ripulite tutto dopo.
L'associazione GayLib (froci di destra) ha annunciato che sfilerà in giacca e cravatta (a Roma, a giugno). Sarà concesso l'uso della cravatta rosa, ma che questo non diventi l'ennesimo atto di esibizionismo sessuale.

Assunta Almirante ha dichiarato: "Immagino che il Comune di Roma autorizzerà la manifestazione. Già questa è una apertura importante, un segno di sensibilità e rispetto".
Ringraziamo la Signora Almirante per averci ricordato che la manifestazione del pensiero oggi è finalmente libera, non come ai tempi gloriosi del ventennio.

Ma veniamo alle notizie veramente importanti.

Lo Stato di Israele compie 60 anni. Auguri.
Magari ogni tanto sarà stato cattivello, e noi abbiamo una tradizione antisionista e filoaraba, magari gli israeliani sono fascisti, magari ricevono soldi dall'occidente e i palestinesi no (ma li hanno dagli arabi).
Ma magari Israele è all'avanguardia nello sfruttamento dei terreni deserti, è uno dei centri di ricerca scientifica più avanzati al mondo, permette ai giovani ricercatori di studiare e approfondire (mi raccontano di positive esperienze in tal senso), è chiaramente ricco di contraddizioni (Tel Aviv non è Gerusalemme) ma, incastrato nel mondo arabo, è un Paese che in materia di diritti civili, anche per le persone omosessuali, è più avanzato dell'Italia. (qui il sito di Agudah, associazione GLBT israeliana).

Lo sanno bene i gay palestinesi che vengono a divertirsi a Tel Aviv, perchè a casa loro si muore per un bacio rubato.

martedì, maggio 06, 2008

A pranzo con Souffle (4)

Insalata di primavera

Cari affezionati lettori di questa rubrica, come molti di voi avranno notato dalle prime sudorazioni ascellari, la primavera è arrivata, con alti e bassi, ma il sole ha reso le nostre facce più colorate.
Per alleviare le prime calure e i primi calori dovuti alle visioni di ragazzi e ragazze in canotta, ecco una bella insalata nutriente, colorata e facile da preparare.

Vi serviranno 3 carote, 200 grammi di germogli di soia, un cetriolo bello grosso (e duro) alcune fette di ananas fresco.
Per il condimento: un cucchiaino di burro di noccioline, un cucchiaio di salsa di soia, un limone e olio extravergine d'oliva. Sale q.b.



Tagliate le carote e il cetriolo à la julienne, uniteli ai germogli di soia in una capiente ciotola. Poi prendete le fette di ananas fresco e tagliatele in piccoli tocchetti.
A parte avrete preparato il condimento, con il limone, la salsa di soia e il burro di noccioline che avrete stemperato mentre versate l'olio.
Tenete in fresco l'insalata, tiratela fuori 15 minuti prima di servire e conditela solo poco prima di metterla in tavola.


Sardine al vino bianco e capperi

Dopo l'insalata perchè non restare leggeri con un piatto sano e nutriente?

Qui vi occorrono (per 2 persone): 100 grammi di sardine, due bicchieri di vino bianco, mezza cipolla, un pugno di capperi sotto sale, timo, mezzo dado vegetale, pepe nero, tre cucchiaini di pan grattato.


Togliete la testa e le interiora alle sardine, lasciando la lisca centrale.
Tagliate finemente la cipolla, e soffriggetela un poco in due cucchiai di olio extravergine.
Aggiungete i capperi e un bicchiere di vino bianco. Fate andare mentre sbriciolate il mezzo dado.
Unite le acciughe e il timo. Spruzzate una bella macinata di pepe.
Poi alzate lievemente la fiamma e unite l'altro bicchiere di vino bianco.
Spargete a pioggia il pane grattato uniformemente.
Fate andare fino a che il sughetto non si è rappreso ma non fatelo asciugare.
Servite immediatamente.

PS. Le foto non sono proprio indicative della ricetta. Devo ricordarmi di fotografare i piatti.

domenica, maggio 04, 2008

Cadinot, l'ultimo romantico del porno

Lo ha già ricordato il Conte, ma voglio unirmi anche io nel salutare uno dei pochi veri registi del cinema porno, innamorato dell'arte cinematografica, della pellicola, un regista che si sottraeva agli stilemi del genere per sottomettersi solo all'Arte.
Un anno fa gli dedicammo un post reverente immaginando una rassegna di suoi film a Venezia sotto la direzione del Conte Nebbia.

Jean Daniel Cadinot è morto a 64 anni per arresto cardiaco.
Gli sia lieve la terra.
Qui il suo blog, dove c'è l'ultimo saluto, qui la notizia data da Têtu.


sabato, maggio 03, 2008

Torino GLBT Festival 2008

Il TOGay 2008

Anche quest'anno si è svolto a Torino dal 17 al 25 aprile il Festival del cinema GLBT e anche quest'anno gli abbiamo potuto dedicare pochissimo tempo.
Mi premeva però scrivere queste poche note, in attesa del succoso speciale degli Spietati, unica rivista on-line (e non solo on-line) che ogni anno cerca di dedicare uno spazio di approfondimento critico al cinema a tematiche omosessuali, cercando di convincere tutti di una cosa che dovrebbe essere assodata: lo sguardo gay, l'estetica e la politica del cinema gay non interessano solo gli omosessuali ma possono arricchire tutti.
Le istanze politiche che avevano accompagnato la nascita - oltre 20 anni fa - di un Festival di questo tipo erano diverse da quelle attuali, ma rimane ferma la voglia di dare voce, spazio, schermi, ad un cinema diverso, alla voglia di capire nuovi sguardi, nella speranza che un giorno il cinema gay sia in mezzo a tutto l'altro cinema, nella certezza che così non è oggi, da nessuna parte.
Oggi che questo è uno dei Festival più importanti del mondo, si può voltare pagina e mi pare che la qualità stia crescendo sempre di più.

Veniamo alle impressioni dentro e fuori schermo di quest'anno.
Molta gente, grandi scambi di idee, chiacchiere, poco fashion (e qui è la fondamentale differenza con il Festival gay di Milano). A Torino si viene per guardare film e vedere gente, non per rimorchiare. Per quello ci sono le feste al The Beach ai murazzi, dove Bruce LaBruce ha invitato i fan che hanno assistito alla proiezione di Otto.

Il vincitore

Ha vinto La leon, film di franco-argentino di Santiago Otheguy, già Teddy
Award a Berlino. Il film non lo ho visto ma me ne hanno dette meraviglie. In un bianco e nero di lacerante bellezza, la storia di Alvaro, che vive in una isoletta al largo dell'Argentina, emarginato dalla sua omosessualità e dal suo amore per i libri; unico legame con la terraferma, La Leon, il battello veloce che collega questa isola fuori dal tempo e il mondo reale (vero?) al di là dell'acqua (qui il video di Berlino).

Premio speciale della giuria

Sono stati due. Il primo al tedesco Was am Ende zahlt di Julia von Heinz, che sembra una storia molto interessante e fuori da tradizionali schemi già visti, del desiderio di due ragazze di farsi una famiglia (trailer).

Il secondo è andato al magnifico Les Chansons d'amour, di Christophe Honoré, la cui visione ho recuperato una volta tornato a casa (trailer).
Si usa la musica per raccontare l'Amore e una (più) storie d'amore, soggetto semplice (ma non banale). Pare non succedere nulla, invece succede tutto, come nei 4 minuti di una canzone. Sapere riconoscere il sentimento vero quando arriva, senza fermarsi al gender, è la vera conquista.

I protagonisti le cose importanti se le dicono cantando, perchè i veri sentimenti sono in musica. Lui e lei, lei e lei + lui, lui e lui, l'amore è bello come una canzonetta che ti rimane in mente, anche quando è finita, anche quando cerchi la canzone giusta. E se lui alla fine sceglie di stare con un maschietto anzichè con la ragazza non è forse l'imprevedibilità dell'amore, libero e bello, del verso sciolto, che supera la banalità della rima baciata?
Cast meraviglioso (Garrel, Saigner, Mastroianni), alcune scene da brivido, tipo questa.

Interessanti le retrospettive offerte quest'anno.

La prima a Sébastien Lifshitz, uno degli sguardi più personali e intensi del cinema europeo.
Gli appassionati di Cinema hanno potuto non solo rivedere i suoi meravigliosi lunghi (Wilde side, Quasi niente, La Traversée), ma anche mediometraggi come lo splendido Les Corps ouverts, o Il faut que je l'aime.
Altra retrospettiva interessante l'omaggio al grande Stanley Kwan - che potremmo inserire, se fossimo dei professori, tra gli esponenti di quella che fu la cd. nouvelle vague di Hong Kong - amante del melodramma, del cinema al femminile (e ovviamente di Cukor) autore che ha lavorato anche su film a tematica gay, sentendo da vicino questi temi, essendo uno dei pochi registi asiatici dichiaratamente omosessuali, laddove di omosessualità nemmeno si deve pronunciare il nome.
Non poteva mancare tra i film della retrospettiva il celebrato e noto Lan Yu e Changhen Ge (Everlasting Regret), che racconta, lungo 50 anni di storia cinese, le sofferenze e i patimenti di una donna costretta a soffrire per le decisioni degli uomini che le stanno accanto. Un film amaro, devastante e appassionante come sanno esserlo molti amori.

Piccolo omaggio a Jodie Foster, peccato si sia scelta una pellicola mediocre come The Hotel New Hampshire: ma occorre dire che Irving non è mai stato fortunato con il cinema.

Per i cinefili duri e puri segnalo che vi siete persi (ci siamo persi!) tutta una serie di corti di Guy Maddin, uno degli sguardi cinematografici più anarchici della contemporaneità.

Gli amanti del cinema del far east poi avrebbero goduto della retrospettiva sul lo sguardo queer del cinema giapponese.

Oltre ai meravigliosi Oshima Nagisa (Gohatto) e Takashi Miike (46-okuen no koi), presenti anche manga usciti anche da noi come Il cuneo dell'amore (Ai no kusabi), o La leggenda dei lupi blu (Aoki okamitachi no densetsu), il curioso Lady Oscar (Berusaiyu no bara) di Jacques Demy, tratto dall'omonimo meravoglioso manga di Ikeda Ryoko.
E ancora Manji (La casa dei piaceri particolari) di
Masumura Yasuzo, violenta passione femminile tra la moglie di un avvocato e una giovane conosciuta ad un corso di scultura. O Yukinojo Henge (An Actor's Revenge) di Ichikawa Kon, storia dell'uso dell apassione amorosa al femminile a scopo di vendetta.

Non sono mancati classici del cinema da offrire in pasto ai neofiti (si è rivisto Mala noche, il primo - e già molto - Van Sant, O fantasma, Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio, Almodovar al meglio/peggio dei suoi inizi). E in questo modo si è omaggiata Alaska, la cantante spagnola dei Fangoria che è troppo meravigliosamente icona (qui Alaska si concede agli appassionati).


Già ho detto della presenza di Bruce LaBruce, che ha anche risposto ad alcune domande sul suo film, Otto (qui le potete vedere).


E se il panorama cortometraggi non sfugge alla medietà/mediocrità (che peraltro si vede in tanti altri festival) vorrei segnalare solo, perchè chi li ha visti me li ha definiti meraigliosi, The Patterns Trilogy di Jamie Travis. Gli do credito perchè lo scorso anno di Travis vidi The saddest boy in the world (a lato) e posso dire che quel regista è un autentico genio.
Al prossimo anno. Spero veniate numerosi.

venerdì, maggio 02, 2008

Insalata di Porro

Ecco cosa scrive Maurizio Porro sul Corriere di ieri.

Massimo emblema del film radical chic per palati finto fini, il Treno di Anderson (che forse rimarrà autore solo dei Tenenbaum), deraglia di bruto. Eccede, chiede la garanzia del prologo, coltiva tre fratelli che si ritrovano post mortem del Whitman sr. per un viaggio di riappacificazione in treno in India, dove in un monastero si nasconde la madre. Ogni spiritualismo turistico è in bella mostra nel soggetto snob - sembra una parodia della Valeri anni '50 - in cui tre ragazzacci viziati restano campioni di arroganza: nulla può la mistica indiana. Meglio soli che male accompagnati, infine.
Belle immagini, vacche glamour, accarezzati temi alti, che fungono da suppellettili del gioco in vetrina con spot Vuitton. Attori (Wilson, Brody, Schwartzman) quasi disegnati che si definiscono insopportabili: non stentiamo a crederci.

Porro si è sforzato poco, ma già in queste poche righe scritte con la mano sinistra emerge quanto lui del film abbia compreso assai poco. E mi conferma che non basta avere visto 10.000 film, non basta avere letto 1000 libri di cinema, quando la soggettività entra in campo.
Qui si tratta di un rifiuto ideologico per un certo modo di costruire le immagini - no, dico: si può scrivere con disprezzo una cosa come "belle immagini", come se il cinema dovesse offrire brutte immagini -, quello stesso rifiuto ideologico che porta molti ad affondare Gondry (non lo cito a caso, parlando del film di Anderson) o anche Ozon.
Questo si chiama vecchiaia.
Qui non si vuole certo fare l'elogio della gioventù o del giovanilismo (che nei suoi eccessi divertitamente patologici porta a esaltare action movie di scarso spessore e rende cult ogni cosa, quindi nulla).
Qui si vuole segnalare un atteggiamento da giornalista che scrive ancora con la Lettera 22, costringendo poi un negro della redazione a ribattere tutto al pc.

Del film ne ho già scritto. Vorrei solo aggiungere, senza troppa originalità che il cinema di Anderson è sempre più un cinema dell'amicizia. Le storie d'amore sono puro orpello di sceneggiatura. Anderson è un eterno 30enne che adora gli amici: le donne vanno e vengono.
Vedremo se, divenuto Anderson adulto, anche il suo cinema affronterà l'inevitabile cambiamento a livello figurativo e narrativo.
L'altro giorno rivedevo la scena dentro il sottomarino in Zissou. Quando vedono the jaguar shark. Ci sonoproprio tutti in quella inquadratura: e tutti mettono una mano sulla spalla di Zissou. Ditemi voi se non ci si commuove allora, e ditemi se non è una delle più stupefacenti scene di amicizia che abbiate visto.

mercoledì, aprile 30, 2008

Le "migliori" serie tv

Le classifiche figlie del tempo e dei tempi

La rivista Empire pubblica una classifica delle migliori 50 serie tv, come risultato di una votazione degli utenti.
Si tratta quindi del giudizio di chi legge Empire o bazzica il sito e ha avuto voglia e tempo di votare.
Inevitabilmente quando si fanno operazioni di questo tipo, il target conta moltissimo.

Qui peraltro ci troviamo di fronte ad una classifica per certi versi di difficile lettura, il che deporrebbe a favore dei lettori di Empire: da un lato sembra privilegiare le serie degli ultimi 10 anni, dall'altro tira dentro anche serie di 40 anni fa e anche di nicchia (vedi i Monty Python).

Scorrendo poi la classifica, e tralasciando il fatto che Twin Peaks non solo non sia al primo posto, ma sia addirittura al 24esimo, si nota la prevalente assenza di diverse serie del passato (specie degli anni '80).
Ci sono naturalmente le eccezioni e anche notevoli (chi avrà la pazienza di scorrere la classifica lo noterà) ma il risultato è che viene premiata la memoria a breve, come spesso accade in questo tipo di operazioni (vedi le periodiche classifiche sui "100 migliori film").

Più che sui presenti mi preme fare qualche nota sugli assenti.
Un assente di peso è Hill Street Blues, una serie di scrittura notevolissima e di tenuta nel tempo (la qualità di scrittura non è scemata con gli anni; lo stesso dicasi per CSI Las Vegas la cui 7ma stagione è tra le migliori mai scritte), che ha influenzato molte serie a venire.
E nemmeno si accenna al magnifico "figlio" NYPD blues.
Altra serie misteriosamente assente, Cheers, che è stata un successo clamoroso in USA (meno in Italia, ed è un peccato).


E se E.R. è giustamente presente, si nota l'assenza di Quincy M.E., serie importantissima dal punto di vista della storia della televisione ed esempio di tv che fa politica (in special modo ambientale e di salute e sicurezza).
Per non parlare della clamorosa assenza di Colombo, che oltre ad avere imposto un nuovo procedere della detection (so già chi è il colpevole, il bello è il gioco del gatto con il topo tra detective e assassino) è stata una palestra per molti registi di cinema.

E, sempre in tema di detection, grande assente anche Monk, che ha il suo interesse più che nella scoperta del colpevole, nel rapporto tra il protagonista - un consulente della polizia con manie ossessivo-compulsive - e l'ambiente circostante.
E non suona strana l'assenza di Bevery Hills 90120, serie capostipite dai mille cloni?

E che dire dell'assenza di Queer As Folks USA, una delle serie tv meglio concepite degli ultimi anni (e più riuscista della originaria serie inglese) che è riuscita a fare uscire dall'armadio le serie a tematica gay?
E non si tratta di nicchia, visto che mentre in GB ne hanno girate due stagioni, in USA siamo alla quinta...
E se è presente il notevole Deep space nine, l'eccellente Star Trek Voyager non trova spazio, lasciando il posto al meno interessante The next generation.



Folta invece la pattuglia di serie di matrice anglosassone tra cui il notevolissimo Flying circus di quel gruppo di colti ragazzacci inglesi.
Spiace però non vi sia il sublime George e Mildred, versione inglese dei successivi Rooper di Tre cuori in affitto.

Come è assente una serie che per brillantezza di dialoghi, politicamente scorretto e volgarità non regge confronti, e cioè Absolutely Fabulous.
Ma in questo ultimo caso trattasi di serie britannica di scarso appeal oltreoceano.
Ognuno ha le sue preferenze e molte sono dettate più da impeti del cuore che da critici ragionamenti. Come siamo sicuri che chissà quante altre esclusioni verranno in mente a chi legge.
Le classifiche sono figlie del tempo (e dei tempi), che a volte è poco generoso.

giovedì, aprile 24, 2008

Svaghi

Si tratta di un cruciverba presente su un giornaletto gratuito di annunci immobiliari, per svagare chi è stressato dalla faticosa ricerca di una casa.
Una definizione facile facile per aiutare i lettori di questo tipo di pubblicazioni.
La risposta è una parola di quattro lettere.
Difficile condensare in poche parole una serie di informazioni utilissime per capire lo stato del Paese e il perchè del nuovo corso politico.
Zero orizzontale.



mercoledì, aprile 23, 2008

Il polar e l'inganno

L'urgenza della (re)visione


di Piero Cerchi Adoperai

Mi trovavo a Parigi e, dopo una imprescindibile retrospettiva su Godard allo Studio 28 (ah, che piacere rivedere Le mépris per la 47esima volta), mi sono recato a vedere l'ultimo film di Olivier Marchal, MR 73.
All'uscita dal cinema ero in compagnia di una amica 50enne, stronza, intelligentissima e lievemente sociopatica.

Stavo ripensando al film e a come lo avevo trovato interessante e, mentre manifestavo all'amica che era con me i miei pensieri, lei, guardandomi in tralice da sotto le lenti di 3 centimetri e buttandomi addosso il fumo della sua parliament al mentolo, mi dice: "Sono incazzata nera".
Io pensavo che la cistite che la colpisce periodicamente si fosse fatta sentire proprio durante il soggiorno parigino. Scoprii ben presto si trattava di altro.

"Come puoi dire che il film ti è piaciuto?" Mi apostrofa buttando fuori un'altra nuvola di fumo.
Io, tossicchiando, ma non per l'imbarazzo, non sapevo che ribattere.

Mi venne in aiuto lei. "No, dico, proprio tu, che sei uno dei massimi esperti di Melville, come hai potuto non vedere che si tratta di una volgare e male riuscita scopiazzatura? Ma come osa prenderci in giro così!" disse, mentre un anello di fumo correva terrorizzato verso l'alto.
Ero imbarazzato. Ho ripercorso velocemente nella mia mente tutta la filmografia di Melville, i saggi su di lui scritti da me, quelli scritti da altri, in italiano, in francese e un paio nella edizione russa, e tutta la bibliografia correlata. Infine ho dovuto ammettere che la mia amica, nonostante il leggero tic che le prendeva ogni tanto al labbro e la ruga frontale fissa oramai profonda mezzo centimetro, aveva ragione. Ci ero cascato! Ero stato messo al tappeto! Dopo tutti i film che avevo visto!
È che sono troppo emotivo, bisogna sapere dire no, quando l’emozione ci prende per la gola.
E se c'ero cascato io, figuriamoci il povero spettatore, entrato, come noi, nel cinema e uscitone contento, piacevolmente colpito da un film che in realtà non era altro che una brutta copia di un genere di 40 anni fa.
Mi sono detto che era mio dovere di critico mettere in guardia questo spettatore, spingerlo ad evitare film di questo tipo e sospingerlo verso una biblioteca, dove potesse appropriarsi di quel sapere e di quei film dei quali era stato privato da una ignoranza che non ammetteva di essere lasciata correre libera.

E mentre la mia amica mi avvolgeva nel fumo della sua terza parliament al mentolo in 10 minuti, riflettevo sull'approccio da tenere con il lettore ingenuo ed inesperto.
Mi sono detto: siamo nella era dell'Internet, quindi niente atteggiamenti di superiorità, che poi tra l'altro ti viene la ruga frontale profonda mezzo centimetro. Non dobbiamo sfidare il lettore ma coinvolgerlo. Farò divulgazione! E non lascerò lo spettatore abbandonato al piacere di un film appena visto. Gli spiegherò perché quel film non gli può piacere, mentre tenterò allo stesso tempo di coinvolgerlo nel piacere verso quell’altra opera che a lui appare pallosissima. Mentre raggiungevamo la tavola calda dove avremmo mangiato del buonissimo cibo precotto, un altro pensiero con urgenza occupava la mia mente: se avessi chiesto alla mia amica di non fumare durante la cena, mi avrebbe insultato come il povero Marchal?

Ooooh Capitano, mio Capitano!

martedì, aprile 22, 2008

Gli eccessi dei poliziotti e dei registi